CPEC

BRI Manifesting China’s Policy

By May 4, 2021September 28th, 2026No Comments
Source: beltroad-initiative.com

 

The initiator of the “Chinese Dream”, President Xi Jinping in 2013 envisioned to make China a great Nation by 2049, in line with the 100th anniversary of the Communist Party and that of the Republic of China.

The origination of Belt and Road Initiative (BRI) was part of this Chinese Dream that comprises six land routes and various Sea Lines of Communication (SLOCs). The Maritime Silk Road aims to develop the infrastructure of Silk Road Countries and enhance trade with them. Over 78 countries have become part of the Belt and Road Initiative connected between the regions across Asia-Pacific, Europe, and Africa.

The funded ventures under the Belt and Road Initiative (BRI) include development projects of Transport, Energy, Mining, Information Technology, and Communication Sector. The project further extends to the development of Industrial Parks, Special Economic Zones (SEZs), Tourism, and Urban Development.

The most remarkable projects of China’s Belt and Road Initiative include Railway line to London and Iran, Asian Gas Pipeline Project, The Khorgos Gateway, and The Gwadar Port. These projects hold great importance in marking the significance of China in the coming times and establishing its repute as the most powerful Nation in the global setting.

Among all the projects, the reality of Gwadar Port stands uncontested. The scope of Gwadar is established by the fact that this City will be the gateway of trade between China, its neighboring countries, and the rest of the world. The ideally located deep seaport is the biggest charm of Gwadar and among the main sea trade route under CPEC.

Gwadar is witnessing major infrastructural developments featuring Pakistan’s largest Airport, Cricket Stadium, its own dedicated Power Plant, and multiple other projects. The future of Gwadar Port is unprecedented, and it will pave the way for establishing a strong base for trade activities offering a large number of employment opportunities.

Gwadar enjoys a prosperous future of becoming a trading center. Housing need is expected to rise in near future with the speedy development of Chinese Backed Smart City Gwadar. A large sum of investments has been made in Gwadar’s Real Estate Sector which is expected to rise extensively with the increase in trade and tourism. It was foresighted by Mr. Imtiaz Rafi Butt, Chairman Rafi Group & Jinnah Rafi Foundation, who acquired land in Gwadar in 2004 and planned his project to cater to the upcoming increase in housing demand in Gwadar. Rafi Group has a proud history spanning over 4 decades in Real Estate and Land Development. We have delivered many successful projects in Lahore. Rafi Group is offering the largest private premier private housing project in the Port City of Gwadar.

“Green Palms Housing Project Gwadar” is an excellent investment opportunity in the shape of a luxurious housing scheme owned by Rafi Group. The project is approved by GDA and received its NOC for 1065 acres making it the largest private housing project in Gwadar. The project is in near proximity to the Central Business District and shares a front of 1.25 km on Makran Coastal Highway and a 1 km front on Kahan Avenue.

Gwadar Port is the perfect opportunity under CPEC for Pakistan in order to flourish and stabilize its economy and trade activity. The Port City will help Pakistan in establishing healthy relations with other countries through the active exchange of business. It will also open doors for a variety of cultures to come together, and make Gwadar a center of the globalized world.

All eyes are set on the Port City and the extraordinary fortune it will bring for Pakistan. The Sino-Pak friendship is rooting deeper as CPEC progresses. Gwadar is the proof of Chinese support and indicates the advantages Pakistan will get from this alliance.

Come Riconoscere la Dipendenza dal Gioco: la Guida di Fortunareale

La dipendenza dal gioco d’azzardo è una condizione clinicamente riconosciuta che colpisce milioni di persone in tutto il mondo, con stime che indicano una prevalenza compresa tra l’1% e il 3% della popolazione adulta nei paesi occidentali. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, si stima che circa 1,5 milioni di persone presentino comportamenti problematici legati al gioco, con una quota significativa che soddisfa i criteri diagnostici per il disturbo da gioco d’azzardo. Nonostante la diffusione del fenomeno, la dipendenza dal gioco rimane spesso invisibile: non lascia tracce fisiche evidenti come altre forme di dipendenza, e chi ne soffre tende a nascondere il problema per vergogna o per timore del giudizio sociale. Riconoscere i segnali precocemente è fondamentale, sia per chi crede di avere un problema sia per i familiari e gli amici che osservano comportamenti preoccupanti in una persona cara.

Che cos’è il disturbo da gioco d’azzardo: definizione clinica e criteri diagnostici

Il disturbo da gioco d’azzardo, precedentemente classificato come “gioco d’azzardo patologico”, è stato ufficialmente riclassificato nel 2013 con la pubblicazione del DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali redatto dall’American Psychiatric Association. Questa revisione ha rappresentato un cambiamento concettuale importante: il disturbo è stato spostato dalla categoria dei “disturbi del controllo degli impulsi” a quella dei “disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction”. Questa decisione non fu arbitraria, ma si basò su anni di ricerca neuroscientifica che dimostrò come il cervello di una persona dipendente dal gioco risponda agli stimoli correlati al gioco in modo molto simile a come il cervello di un tossicodipendente risponde alle sostanze: con un’attivazione del sistema dopaminergico e del circuito della ricompensa che supera la capacità di controllo razionale.

Secondo i criteri del DSM-5, per ricevere una diagnosi di disturbo da gioco d’azzardo è necessario che una persona presenti almeno quattro dei seguenti nove sintomi nell’arco di un periodo di dodici mesi: la necessità di giocare con somme di denaro sempre crescenti per ottenere l’eccitazione desiderata (fenomeno della tolleranza); l’irritabilità o il malessere quando si tenta di ridurre o interrompere il gioco (sintomi da astinenza); tentativi ripetuti e falliti di controllare, ridurre o smettere di giocare; pensieri persistenti e ricorrenti sul gioco, come rivivere esperienze passate, pianificare la prossima sessione o cercare modi per ottenere denaro con cui giocare; il ricorso al gioco come meccanismo di fuga da problemi o per alleviare stati d’umore negativi come senso di colpa, ansia o depressione; il comportamento di “inseguire le perdite”, cioè tornare a giocare il giorno successivo per recuperare il denaro perso; mentire per nascondere la reale entità del coinvolgimento nel gioco; compromettere o perdere relazioni significative, opportunità lavorative o scolastiche a causa del gioco; infine, fare affidamento su altri per ottenere denaro e risolvere situazioni finanziarie disperate causate dal gioco.

È importante distinguere tra il giocatore sociale o ricreativo e il giocatore problematico. Il primo gioca per divertimento, stabilisce in anticipo un limite di spesa che rispetta, è in grado di smettere quando vuole e non sperimenta conseguenze negative significative. Il secondo, invece, ha perso il controllo sul proprio comportamento di gioco: gioca non più per piacere, ma per un bisogno compulsivo che percepisce come impossibile da resistere. La distinzione non riguarda la frequenza o la somma spesa in assoluto, ma il grado di controllo e le conseguenze sulla vita quotidiana.

I segnali d’allarme: come riconoscere la dipendenza in se stessi e negli altri

Uno degli aspetti più insidiosi del disturbo da gioco d’azzardo è che si sviluppa gradualmente, spesso nel corso di anni, e che i segnali iniziali possono essere facilmente razionalizzati o ignorati. Il processo tipico inizia con una fase di vincita, in cui il giocatore sperimenta successi che alimentano la convinzione di essere “bravo” o “fortunato”. Segue una fase di perdita, in cui le perdite aumentano e il giocatore tenta di recuperare giocando sempre di più. Infine arriva la fase della disperazione, in cui il gioco domina ogni aspetto della vita e il giocatore può ricorrere a comportamenti illegali o estremi per finanziare la propria dipendenza. Questo modello progressivo fu descritto per la prima volta in modo sistematico dallo psichiatra Robert Custer negli anni Settanta e rimane ancora oggi uno schema di riferimento valido.

Sul piano comportamentale, i segnali più comuni includono: trascorrere una quantità di tempo sempre maggiore a giocare o a pensare al gioco; nascondere le attività di gioco a familiari e amici, mentendo sulla propria posizione o sull’uso del denaro; prelevare somme di denaro inspiegabili o accumulare debiti senza una giustificazione apparente; vendere oggetti di valore o chiedere prestiti frequenti senza spiegarne il motivo; trascurare responsabilità lavorative, familiari o sociali a causa del gioco; mostrare sbalzi d’umore significativi correlati all’esito delle sessioni di gioco, con euforia dopo le vincite e irritabilità, depressione o aggressività dopo le perdite.

Sul piano psicologico, è comune osservare quella che i ricercatori chiamano “distorsioni cognitive” tipiche del giocatore problematico. Tra queste, la più nota è la “fallacia del giocatore”, cioè la convinzione errata che eventi passati influenzino quelli futuri in giochi basati sulla casualità: ad esempio, credere che dopo una lunga serie di perdite sia “il momento giusto” per vincere. Un’altra distorsione frequente è l’illusione di controllo, per cui il giocatore ritiene di poter influenzare l’esito di giochi che sono puramente casuali attraverso rituali, strategie o comportamenti superstiziosi. Queste distorsioni cognitive non sono segno di scarsa intelligenza, ma riflettono il modo in cui il cervello sotto l’influenza della dipendenza elabora le informazioni in modo selettivo e distorto.

Per chi vuole approfondire le caratteristiche del gioco responsabile e comprendere meglio i meccanismi che distinguono un approccio sano dal gioco problematico, risorse come http://fortunareale.com/ offrono informazioni utili sui criteri di affidabilità delle piattaforme di gioco e sugli strumenti di autoesclusione disponibili, elementi che qualsiasi giocatore consapevole dovrebbe conoscere prima di iniziare a giocare online.

Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto della dipendenza dal gioco sulle persone vicine al giocatore. Studi condotti in Australia e nel Regno Unito, due dei paesi con la ricerca più avanzata su questo tema, indicano che per ogni persona con un disturbo da gioco d’azzardo ci sono in media tra sei e dieci persone nell’entourage diretto che subiscono conseguenze negative significative: partner, figli, genitori, amici stretti. Questi “giocatori nascosti” sperimentano stress, ansia, problemi finanziari e spesso sensi di colpa ingiustificati, convinti di poter o dover risolvere il problema del loro caro da soli.

Il contesto italiano: normativa, prevenzione e accesso alle cure

In Italia, la questione della dipendenza dal gioco d’azzardo ha acquisito rilevanza istituzionale in modo relativamente tardivo rispetto ad altri paesi europei. Il punto di svolta normativo è rappresentato dalla Legge 189 del 2012, che ha introdotto per la prima volta nel sistema sanitario nazionale il concetto di “gioco d’azzardo patologico” come condizione meritevole di intervento clinico specifico. Con la Legge di Stabilità 2016, il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) è stato ufficialmente inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), garantendo ai cittadini il diritto a ricevere trattamenti gratuiti attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.

I Servizi per le Dipendenze (SerD), presenti su tutto il territorio nazionale e gestiti dalle Aziende Sanitarie Locali, sono il punto di accesso principale al sistema di cura pubblico. Negli ultimi anni, molti SerD hanno sviluppato équipe multidisciplinari specializzate nel trattamento del DGA, composte da psicologi, psichiatri, assistenti sociali e, in alcuni casi, consulenti finanziari. Il trattamento integrato, che combina la psicoterapia cognitivo-comportamentale con il supporto sociale e, quando necessario, il trattamento farmacologico, ha mostrato i risultati più promettenti in termini di riduzione dei comportamenti di gioco e miglioramento della qualità della vita.

Sul fronte della prevenzione, il Decreto Dignità del 2018 (Decreto-Legge n. 87/2018, convertito con modificazioni dalla Legge n. 96/2018) ha introdotto il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo in Italia, una misura che ha avuto un impatto significativo sulla visibilità del settore nel mainstream mediatico. Prima di questa normativa, le pubblicità di siti di gioco online e di lotterie erano onnipresenti in televisione, radio e online. Il divieto, noto come “Decreto Dignità”, è stato uno dei più restrittivi in Europa e ha generato un ampio dibattito sul bilanciamento tra libertà d’impresa e tutela della salute pubblica.

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) è l’ente regolatore che sovrintende al settore del gioco in Italia, rilasciando le concessioni agli operatori e verificando il rispetto delle normative. Tra i requisiti imposti agli operatori autorizzati vi è l’obbligo di implementare strumenti di gioco responsabile, tra cui la possibilità per i giocatori di impostare limiti di deposito, di perdita e di sessione, nonché la possibilità di richiedere l’autoesclusione temporanea o permanente. Il Registro Unico delle Esclusioni (RUEX), istituito per raccogliere le richieste di autoesclusione e renderle operative su tutte le piattaforme autorizzate, rappresenta uno degli strumenti più concreti a disposizione di chi riconosce di avere un problema e vuole interrompere il proprio accesso al gioco.

Nonostante questi progressi normativi, permangono criticità significative. L’accesso alle cure è ancora disomogeneo sul territorio nazionale, con differenze marcate tra regioni del Nord e regioni del Sud. I tempi di attesa per avere un primo colloquio con uno specialista possono essere lunghi, e molte persone che avrebbero bisogno di aiuto non si rivolgono ai servizi pubblici per vergogna o per mancanza di informazione. Il fenomeno del gioco illegale, che per definizione sfugge a qualsiasi forma di regolamentazione e controllo, continua a rappresentare un problema serio, soprattutto in alcune aree geografiche del paese.

Percorsi di recupero: cosa aspettarsi e come trovare aiuto

Il recupero dalla dipendenza dal gioco d’azzardo è possibile, ma richiede un impegno sostenuto nel tempo e, nella maggior parte dei casi, un supporto professionale strutturato. La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è considerata il trattamento di prima scelta per il disturbo da gioco d’azzardo, con un’ampia base di evidenza scientifica a supporto della sua efficacia. La CBT per il DGA si concentra sull’identificazione e la modifica delle distorsioni cognitive che alimentano il comportamento di gioco, sullo sviluppo di strategie di coping alternative per gestire le emozioni negative, e sul rafforzamento delle abilità di problem-solving e di gestione del denaro.

I Giocatori Anonimi (GA), fondati negli Stati Uniti nel 1957 sul modello degli Alcolisti Anonimi, sono presenti anche in Italia con numerosi gruppi distribuiti su tutto il territorio. I gruppi di auto-aiuto offrono un ambiente di supporto tra pari, basato sulla condivisione delle esperienze e sull’applicazione dei dodici passi. Sebbene l’approccio dei dodici passi non sia universalmente efficace per tutti i giocatori, molte persone trovano nel gruppo un senso di appartenenza e di comprensione che è difficile da replicare in altri contesti. Parallelamente, esistono gruppi di supporto specificamente rivolti ai familiari dei giocatori, come i Gam-Anon, che aiutano i congiunti a comprendere la dipendenza e a sviluppare strategie sane per gestire la situazione senza abilitare il comportamento problematico.

Sul piano farmacologico, non esistono ad oggi farmaci specificamente approvati per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo, ma alcune classi di farmaci hanno mostrato risultati promettenti in studi clinici. Gli antagonisti degli oppioidi, come il naltrexone e il nalmefene, hanno ridotto il desiderio compulsivo di giocare in alcuni pazienti. Gli antidepressivi della classe degli SSRI possono essere utili quando il disturbo da gioco è associato a depressione o disturbi d’ansia comorbidi. La valutazione farmacologica deve sempre essere condotta da un medico psichiatra nell’ambito di un piano di trattamento integrato.

Un elemento cruciale nel percorso di recupero è la gestione delle conseguenze finanziarie, che spesso sono la manifestazione più tangibile e immediata del problema. Molte persone con un disturbo da gioco d’azzardo si trovano a fare i conti con debiti significativi, talvolta contratti con soggetti informali oltre che con istituti di credito. La consulenza finanziaria, idealmente integrata nel percorso terapeutico, può aiutare a sviluppare un piano realistico per la gestione del debito e per la ricostruzione di una stabilità economica. Alcune organizzazioni non profit e cooperative sociali offrono questo tipo di supporto in modo gratuito o a costi molto ridotti.

Fortunareale, nella sua attività di informazione sul settore del gioco online in Italia, ha più volte sottolineato l’importanza di scegliere piattaforme che implementino strumenti concreti di gioco responsabile, non come semplice adempimento normativo, ma come parte integrante di un approccio etico al settore. La distinzione tra operatori che trattano il gioco responsabile come una priorità reale e quelli che lo considerano un mero obbligo formale è spesso rilevabile nella qualità e nell’accessibilità degli strumenti messi a disposizione degli utenti.

Per chi si trova in una situazione di difficoltà, il primo passo è spesso il più difficile: ammettere di avere un problema e cercare aiuto. Il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità con il numero 800 558 822, offre un servizio gratuito, anonimo e attivo tutti i giorni. È un punto di accesso immediato per chi ha bisogno di orientamento o semplicemente di parlare con qualcuno che possa capire la situazione senza giudicare. Riconoscere il problema non è una sconfitta: è il punto di partenza di un cambiamento reale e duraturo.

La dipendenza dal gioco d’azzardo è una condizione complessa, radicata in meccanismi neurobiologici profondi e alimentata da fattori psicologici, sociali e ambientali che variano da persona a persona. Riconoscerla richiede onestà con se stessi e con chi ci circonda, e affrontarla richiede coraggio e perseveranza. Ma l’evidenza clinica dimostra chiaramente che il recupero è possibile, che molte persone riescono a ricostruire una vita equilibrata e soddisfacente dopo aver superato la dipendenza, e che il supporto professionale e comunitario disponibile in Italia, pur con le sue lacune, offre strumenti concreti e accessibili per chi decide di intraprendere questo percorso.

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